Varie
Spinte dal desiderio di allargare e condividere le proprie esperienze cameristiche, due anni fa, hanno fondato AlterQuartet con Marta Traversi alla viola e Alvise Stiffoni al violoncello.
Questo gruppo, che ha già suonato per importanti stagioni concertistiche, si ripropone l’obiettivo di presentare in maniera originale un repertorio che spazia dalla Vienna degli Asburgo al soleggiato Sudamerica di Astor Piazzolla.
I componenti di AlterQuartet (Morena Mestieri flauto, Nicoletta Sanzin arpa, Marta Traversi viola, Alvise Stiffoni violoncello) sono professionisti accomunati da uno spirito di ricerca oltre i canoni, appunto alternativo. Provenienti da esperienze in orchestre prestigiose (Teatro Verdi di Trieste, Teatro alla Scala, Orchestra di Ferrara, Slovenska Filharmonija di Lubiana), premiati in numerosi concorsi nazionali e internazionali, è stato proprio in virtù della predilezione cameristica che caratterizza tutti gli elementi di AlterQuartet che li ha spinti a dar vita ad un quartetto non convenzionale, con accostamenti timbrici originali.
Nonostante collaborazioni già precedenti tra le parti (duo flauto e arpa, Accademia San Basso, ecc) AlterQuarteT si è costituito nel 2006 debuttando sotto i migliori auspici al Festival Internazionale dell’Operetta presso il teatro Rossetti a Trieste.
I consensi calorosamente favorevoli di pubblico e critica hanno sottolineato ogni presenza in importanti cartelloni come ad esempio al museo Carà di Muggia e al Teatro Borgatti di Cento (Fe), Estate Musicale a Montegrotto Terme, Palazzo degli Scaligeri a Este e altri. I membri del quartetto affiancano inoltre a un’intensa attività concertistica quella didattica.
“All that’s music!”
Questo programma nasce da un’esigenza di riproporre , in chiave cameristica, generi musicali
considerati (ingiustamente) minori attraverso un ipotetico viaggio che partendo dall’austera
Vienna asburgica ci porta fino al languido e soleggiato Sudamerica.
Il desiderio di “provare” a cimentarsi in un programma generalmente “riservato” a formazioni
standard (pianoforte, voci, come orchestre da camera o quartetti d’archi), la voglia di divertirsi
suonando dei “divertissements” musicali.. ecco l’origine di questo concerto
Partendo dalla tradizione del café chantant, che ebbe il suo massimo splendore nella seconda metà
dell’Ottocento (come non ricordare uno dei suoi più grandi estimatori, Toulouse Lautrec?),
abbiamo cercato di rivisitare alcune tra le più belle pagine della tradizione operettistica attraverso le timbriche originali e sofisticate dei nostri strumenti.
Il flauto “camaleonte” si trasforma, diventa ora suadente voce di soprano nella romanza di Vilja, ora assume le sembianze del Conte Danilo, ora diventa il violino solista, accompagnato dal suono caldo e accattivante della viola e del violoncello. Al posto del pianoforte l’arpa, che in realtà nei salotti non solo viennesi, ma di tutta Europa era strumento spesso preferito alla tastiera nella pratica comune della musica da camera ( affermazione che trova riscontro nella continua ri-scoperta di arie d’opera, fantasie scritte per questo strumento). Ma non solo in Europa. L’America Latina ha nell’arpa (che ha fattezze, tecniche, sonorità leggermente diverse da Paese a Paese) uno dei suoi strumenti predominanti. Ecco quindi che la nostra scelta trova nella seconda parte dedicata a autori sudamericani, una maggiore forza e ragion d’essere.
Grazie ai nostri “compagni di viaggio” Giulia e Stefano che hanno aderito con entusiasmo al nostro progetto e ci hanno “sostenuti” con le loro bellissime trascrizioni.
